Sperimento dunque sono

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Stefano Zotti si nuove con disinvoltura tra design, scultura, illustrazione perché quello che conta nell’arte è il modo più che il risultato

di Laura Coccoli

Ci sono artisti per i quali non conta solo il risultato finale, quanto piuttosto il percorso che li ha portati alla creazione: l’elaborazione, lo sviluppo e la sperimentazione di nuovi processi creativi che permettano di esprimere un dato sentire. Ciò che più affascina nei lavori di Stefano Zotti, trentenne bresciano, a metà tra l’illustrazione e l’incisione, è proprio la loro gestazione.

Zotti inizia un percorso artistico nel mondo della grafica per poi spostarsi verso le arti visive e l’illustrazione. Non si forma in studio o in atelier, bensì in laboratorio: prima quello del padre, esperto incisore di cuoio, poi quello del modellista d’architettura Stefano Orizio, con il quale collabora tutt’ora, per aprire infine nel 2009 il proprio spazio multidisciplinare.

Come spiega “quello che mi interessa è il processo della creazione dell’immagine, più che un definito risultato finale” e non a caso il lavoro spazia tra il disegno e l’incisione, tra la scultura e il modellismo, sebbene l’illustrazione resti il suo terreno d’elezione e il punto di partenza per semplicità e immediatezza nella comunicazione d’intenti: “Comincio da immagini note, spesso immagini bitmap prese dalla rete, e le tratto per diventare file vettoriali e successivamente file di taglio per creare matrici lavorate con frese CNC per poi ritornare a metodi rudimentali di incisione e stampa calcografica”.

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L’approccio di Zotti rifiuta uno stile fisso e stabilito: le  opere sono il risultato di un continuo accumularsi di esperienze e sperimentazioni tecniche e per questo motivo l’artista si adatta man mano agli strumenti che ha di fronte, diventando un tramite attraverso cui questi si esprimono, piuttosto che essere semplicemente il demiurgo dell’immagine finita. “Le tecniche e i modi sono il risultato vero della mia esperienza come artista e artigiano” dichiara Stefano, il quale sottolinea quanto il legame con il territorio in cui vive e la sua dimensione storica rimangano il fil rouge della sua ricerca, “i minimi termini del mio linguaggio”.