Indagare l’inconscio con taglia e incolla

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Il surrealismo di carta nei collage di Daniele Villa

 

di Simonetta Sciandivasci

Date un taglio alle spese per l’analista e con le stesse forbici mettetevi a tagliuzzare foto di giornali, riviste, vecchi libri che non leggerete mai. Incollatele come vi pare, pensando al sogno molto più che al senso. Mettete la faccia di Berlinguer su un disegno di Escher, la Pimpa su una natura morta di Morandi: il vostro inconscio vi sarà più chiaro che dopo mesi di sedute psicanalitiche. Daniele Villa, incantevole incantato artista del collage, assicura: “Le mie composizioni sono trascrizioni di sogni”. Sogni che diventano intelligibili e rivelatori quando le immagini che gli suggeriscono, selezionate in un processo di rimandi simile a quello della scrittura automatica surrealista, conversano con altre, più estemporanee, dentro la stessa cornice.

Nato a Roma da genitori ballerini e attori, Daniele è un istrionico erede di Max Ernst, che di collage ne ha lasciati parecchi e soprattutto gli ha insegnato che il surrealismo non è stato solo un movimento culturale, ma soprattutto un criterio di accesso alla realtà. Una realtà che Daniele non trasfigura per ottenere effetti visionari che smarriscano e atterriscano il pubblico, bensì per mostrare come, per concretizzare una visione e renderla progettualità a servizio della gioia – uno dei compiti dell’arte – basti saper cogliere il rapporto associativo tra le cose. Dentro un collage è l’armonia delle diversità che fa la forza. Fa la voce. Fa il significato, che non è un messaggio politico o etico: è istinto. Come nei matrimoni.

Gli strumenti che Daniele predilige: forbici, mani, colla, riviste di fine Ottocento e foto di vecchi libri (meglio se datati anni Trenta o Sessanta, cercando di scongiurare l’effetto vintage da hipster). Strumenti poveri di facile impiego, perché “il collage è democratico”.
Fedele ai suoi geni da palcoscenico, il surrealista del Quadraro – il quartiere di Roma in cui fa base con il suo studio – è un ottimo performer: crede nell’arte partecipata, quindi se ne va spesso in giro, per la città e per l’Europa dell’Est, sua patria elettiva, a organizzare parate per la riappropriazione degli spazi urbani, cortei musicali, invasioni giocose di strade invecchiate dalle commemorazioni. Lo si trova anche a farsi filmare mentre mette insieme tigri e vascelli (di cartoncino), proiettando tutto sulle pareti di vecchi palazzi.

Prossimo appuntamento: dall’1 al 10 agosto a San Michele in Teverina (Viterbo), con la mostra “Accenni di contemporaneo”. Per il resto, tenete d’occhio il sito www.danielevilla.com.