Ex-Otago, canzoni “in capo al mondo”

0
53

Un’odissea indie-pop

di Claudio Cabona

Un viaggio alla ricerca di un mondo migliore, un’odissea moderna durante cui si possono incontrare personaggi innamorati delle piccole cose, riscoprendo la natura e anche se stessi, perché in fondo «l’importante non è la meta, ma il viaggio stesso», spiega Maurizio Carucci, voce della band Ex-Otago. Il gruppo genovese, che deve il suo nome a un gioco di parole su una squadra di rugby neozelandese, sta attraversando l’Italia con il nuovo disco “In capo al mondo”, arrivato a tre anni di distanza dal terzo lavoro “Mezze stagioni”, album che ha mostrato tutto il potenziale della band. Un concentrato di indie pop dalle atmosfere fresche e colorate, ma mai banali, sempre con un occhio puntato sulla realtà frenetica e sul mondo che ci circonda. Dodici brani che ricordano l’importanza di salire sulla zattera della vita per ricercare la propria dimensione.

«Ascoltando la canzone “Nuovo Mondo” si capisce il significato del disco, la metafora del viaggio – spiega Carucci – nella vita si deve provare in tutti i modi a fare quello che si ama, non quello che ci viene imposto. Non è detto che si arrivi al nuovo mondo, ma l’importante è solcare le onde. Basta delegare, basta restare fermi». E così Carucci, insieme a Simone Bertuccini, Francesco Bacci, Olmo Martellacci e Gabriele Floris, porta l’ascoltatore a scoprire storie di un’umanità che non fa rumore, il tutto attraverso brani come “Il ballo di Nicola”, “La ballata di Mentino” o “Gian Antonio”, con al centro personaggi che hanno compiuto o dovranno compiere il loro cammino, consapevoli, ma mai circondati da certezze. Come l’indiano d’America del brano “L’età della spesa” che abbondona il carrello di un grigio supermercato per tornare alla sua terra natia. «Nel pezzo “Foglie al vento” cerchiamo di esorcizzare una relazione difficile – continua Carucci – in un mondo in cui tutto sembra svanire, raccontiamo un amore che non finirà mai, neanche quando si diventerà cenere». Una voglia di riabbracciare i valori importanti della vita che, però, non si tramuta solo in parole, ma anche in concreti comportamenti.

«Ho intrapreso la strada del contadino – conclude il cantante – nella mia cascina in Piemonte, in mezzo ai campi e alla natura abbiamo partorito il disco. Non so dire se questo sia il mondo migliore, ma di sicuro è una realtà più sincera. Ci piace rifugiarci in luoghi incontaminati, in attesa della “Tramontana”, come cantiamo nell’album, un vento capace di portare via il caldo di questa modernità asfissiante».

 

14.07.2014