Musica per ballare sotto le bombe

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Le luci della centrale elettrica: fra scenari provinciali e spaziali

di Claudio Cabona

Storie di provincia, storie di fabbriche dismesse, di persone che partono, che arrivano, di sorrisi sinceri verso un futuro che richiede coraggio. «Grazie alla musica viaggio e vedo tutta l’Italia, quella reale, non quella raccontata. Incontro persone che sono felici con poco, che non si piegano davanti ai tempi bui, che sorridono. Personaggi che finiscono nelle mie canzoni per cui anche le luci di una centrale elettrica possono rappresentare un improvviso e bellissimo fuoco d’artificio», racconta Vasco Brondi, cantautore ferrarese, classe ’84, e fondatore nel 2007 del progetto musicale “Le luci della centrale elettrica”. Dopo “Canzoni da spiaggia deturpata” e “Per ora noi la chiameremo felicità”, Brondi è tornato con il nuovo album “Costellazioni”, un disco che si muove nel solco dei lavori precedenti, «pensato per ballare sotto le bombe», ma che rende luminoso il futuro «perché l’unico modo per non avere paura del buio è entrarci dentro e illuminarlo», continua Vasco.

Le luci della centrale elettrica presentano un nuovo modo di approcciarsi alla musica e alla realtà, viaggiando attraverso quindici canzoni ricche di sonorità, emotive, che arrivano dalla pancia e che provano a raccontare le diverse strade della vita. «È un disco sul futuro, su un festeggiamento senza senso per sdrammatizzare il domani – spiega Brondi – avevo l’esigenza di raccontare storie che facessero luce, che affrontassero il mondo partendo da un’accettazione di quello che le persone hanno intorno. È così che si riscopre il valore delle piccole cose, delle piccole felicità della Provincia, ma che in realtà sono gioie spaziali, sono ovunque e di chiunque».

L’obiettivo è trasmettere il messaggio che ogni individuo può essere al centro di un piccolo grande mondo.

«Nell’album ho creato un cortocircuito fra le piccole realtà provinciali e i grandi continenti – sottolinea il cantautore – questo avviene a livello testuale e musicale. Voglio raccontare i luoghi lontani che ho visto in questi anni di viaggi, ma allo stesso tempo ridimensionarli. Proprio come dicevano i CCCP: “non a Berlino, ma a Carpi”. Non bisogna essere a New York per vedere la bellezza o per essere al centro della terra, tutti noi siamo al centro del nostro piccolo mondo. E così i personaggi delle mie canzoni partono, arrivano, intraprendono viaggi interstellari o di soli 40 chilometri. Trovano stupende delle cose che in realtà non lo sono e cercano di realizzarsi nonostante le difficoltà. È un lavoro “geografico”».

È proprio partendo dai CCCP che si può capire molto dell’immaginario delle Luci della centrale elettrica. E non è un caso che un ex componente della band, Giorgio Canali, collabori da tempo con Brondi. «Sono un monumento vivo della musica – ricorda – facevano un punk alternativo al punk, veniva dal cuore. Anche loro viaggiavano attraverso le canzoni, rimarranno attuali per sempre», conclude Brondi, seduto nel suo «studio itinerante», un auto che lo porterà da qualche parte, «fra scenari rurali e lunari» dove di certo non mancherà la musica.