Silvia Calcagno, seduzione domestica

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Il corpo e il gesto quotidiano

di Luca Beatrice

Si è formata ad Albissola, cittadina ligure regno della ceramica dove lavorarono anche Fontana e Asger Jorn. La scommessa di Silvia Calcagno, la cui carriera sembra davvero a una svolta dopo un lungo e costante apprendistato, è quella di trasformare un materiale così caldo e artigianale in uno strumento utilizzabile anche dall’arte contemporanea.

Al centro della propria riflessione ha messo se stessa: una donna che si moltiplica, come in una novella di Pirandello, in diverse copie e repliche tutte diverse ma tutte, in fondo, uguali. Se la ceramica è ancora il linguaggio che predilige, vi ha accostato la fotografia e il video, proprio per sottolinearne l’elemento di modernità. Tutto nasce all’interno di scenari domestici dove Silvia, e i suoi numerosi alter ego, compie gesti quotidiani concentrati sul corpo, spesso nudo. C’è dunque una preparazione performantica, seppure domestica, ma senza pubblico, svuotata dal lato più esibizionista di questo genere di arte. Le donne secondo Silvia Calcagno sono esseri solitari e fragili, che leggono, riflettono, pronunciano frasi smozzicate, seducono ritagliandosi un proprio universo a sé stante dove la comunicazione con l’altro sesso risulta difficile se non impossibile.

Negli ultimi mesi ha allestito due mostre personali: la prima ai Musei Civici e alla Galleria PomoDaDamo di Imola, in via di conclusione; l’altra, appena inaugurata, da PH Neutro a Pietrasanta. In Romagna ha presentato un percorso articolato, costituito da lavori nuovi, tra ceramica e altri linguaggi, relazionandosi con le opere della collezione museale e con il repertorio classico, a conferma della tendenza, oggi rimarcata da buona parte degli artisti contemporanei, di superare l’ideologia del cubo bianco e di voler dialogare con la memoria storica così viva nel nostro paese. In Versilia, invece, espone una sorta di best of del proprio repertorio recente, in particolare gli autoritratti costruiti su centinaia di tessere in ceramica del proprio volto, come a dire che solo attraverso la frammentazione si riesce a ricomporre l’unico della personale identità.

 

22.06.2014