Ecco chi meritava davvero i David di Donatello

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Nel cinema italiano non si punta mai su facce nuove

di Andrea Piersanti

Si chiamano Francesco Segre, Gabriele Sabatino Nardis, Paolo Zucca, Giovanni Aloi e Adriano Valerio. Sono i protagonisti e i veri vincitori del Premio David di Donatello 2014 (consegnato la scorsa settimana a Roma) e voi non li avete mai sentiti nominare. Hanno scritto e diretto cinque bellissimi cortometraggi che sono entrati nella cinquina di quest’anno. Insieme con loro avrebbero dovuto esserci anche Valentina Pedicini, Cyop & Kaf (di cui abbiamo già parlato su Il Giornale Off), Giuseppe Carrieri, Roberto Minervini. Hanno scritto e diretto i documentari straordinari che sono entrati nelle nominations dei David di quest’anno. Anche di loro non avete avuto notizia.

Nella cerimonia del David, così come negli altri premi del cinema italiano, il cinema di successo applaude se stesso, in una specie di ruota panoramica dove, al posto dei finestrini trasparenti, ci sono solo degli specchi. Un meccanismo autoreferenziale che incita un giornale a strillare addirittura in prima pagina che i due vincitori del David di quest’anno, Virzì e Sorrentino, alla fine della cerimonia sono andati a cena insieme, come se fosse una notizia. Un salotto chiuso, un circolo vizioso che spinge gli addetti ai lavori ad un numero esagerato di standing ovation per registi e attori che ormai hanno superato gli ottant’anni. Quest’anno, in modo particolare, per la sempreverdissima ma un po’ agé Sophia Loren.

Il cinema italiano è veramente annodato su sé stesso. Così se in tv vediamo “Gomorra” ci viene da gridare al miracolo, anche perché, dopo anni di dominio incontrastato, è il primo film su Napoli nel quale non recitino uno dei due “prezzemolini” fratelli Servillo. Per uscire dal guado dovremmo veramente andare oltre e dare spazio alle giovani promesse come Adriano Valerio con il suo cortometraggio mozzafiato. Si intitola “37°4S” dalle coordinate di un’isola sperduta nell’oceano dove, in pochi minuti, viene raccontata la storia eterna di un amore impossibile. Il giovane cinema italiano che vuole emergere è ben rappresentato metaforicamente da quell’isola lontana dalle rotte commerciali e dai riflettori dei media.

In Usa, da anni, la preoccupazione per le giovani generazioni è un meccanismo industriale ben oliato. Il Sun Dance Film Festival, inventato da Robert Redford, con metodo fornisce ribalta e attenzione alle giovani promesse. In Italia invece, scattiamo in piedi solo per i vecchi.

 

15.06.2014