Skoll: “I nonni mi hanno insegnato una cosa, ad amare e difendere il mio Paese”

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di Antonio Lodetti

È un giornalista e scrittore (ha appena pubblicato il libro “Patria o muerte”, dedicato a Fidel Castro e alle origini nazionaliste della rivoluzione cubana) ma da oltre 15 anni si trova nella posizione (scomoda) di musicista di Area, artista militante della musica alternativa di destra che oscilla tra il cantautorato e il rock aggressivo. Parliamo di Skoll, l’artista più prolifico, con i suoi nove album, di quella tradizione musicale che si muove con grande vitalità ma in modo sotterraneo sulla scena musical-culturale italiana.

Skoll scrive canzoni con la passione di chi ha qualcosa dentro da raccontare e guarda con disincanto il nostro mondo dominato dai media ma paradossalmente chiuso alla comunicazione. “E’ difficile lavorare così, ma è naturale che per un artista di Area, etichettato come diverso a priori, risulta difficile, se non impossibile, farsi conoscere dai canali mediatici canonici. Dall’altra parte c’è la mancanza di voglia di ascoltare. Eppure io non faccio politica di partito, direi che non mi interessa e mi annoia persino; mi dispiace quindi che molti mi considerino un avversario“. Così Skoll pubblica in questi giorni il nuovo album “Zero” e parte per una lunga tournèe estiva (un concerto ogni sabato in tutta Italia) per supportarlo.

L’album precedente, “Eroica”, dedicato alla storia nazionale, era un lavoro dal sound sperimentale; “Zero” è musicalmente e a livello di produzione il lavoro più completo del cantautore milanese. “E’ il disco a cui sono più legato, la sintesi di 15 anni di musica, con un ottimo equilibrio tra rock, ballate ed elettronica. Sembra banale dirlo ma io scrivo solo per passione, per cose che mi emozionano. Il mio bisnonno ha combattuto sul Carso e mio nonno a El Alamein e a Tobruk: entrambi mi hanno insegnato soprattutto una cosa, ad amare e difendere il mio Paese, cosa che ormai non fa più nessuno“.

Così in “Zero” troviamo “Clelia”, dedicata a Clelia Calvi, la donna che ha avuto quattro figli morti in guerra e decorati con medaglia al valore nella Prima Guerra Mondiale. “Clelia si appuntò le quattro medaglie al petto e, partendo dalla Val Brembana, girò tutta l’Italia per far conoscere la storia dei suoi ragazzi. E’ una storia del passato ma estremamente adatta al presente visto che con questa grave crisi economica non abbiamo più un progetto di nazione. “Anita” è dedicata alla mamma di Sergio Ramelli, da poco scomparsa. Racconto di questa donna cui è stato strappato un figlio e della cerimonia in onore di Ramelli, cui partecipo ogni anno, che è un semplice corteo funebre e pacifico che ogni anno suscita tante polemiche. Poi c’è “Zero” dedicata ai piloti giapponesi degli aerei Mitsubishi Zero”. Perchè Skoll ha un forte legame anche con il Giappone e soprattutto con Mishima. “Mishima l’ho studiato, ho letto tutto su di lui e ho pubblicato un libro sulla sua morte. Per me è un maestro e credo di aver capito i suoi tormenti profondi, il suo percorso estetico dove estetica significa sacrifico; il sacrificio come strada per raggiungere uno stato di coscienza superiore. Poi lui era un marzialista e anch’io pratico il Kendo come lui. Nelle canzoni cerco di rendere l’epica senza cadere nella retorica; “Campi Elisi” penso sia una canzone epica, mentre “Questa è primavera” è una canzone d’amore“.

Skoll racconta anche i paradossi della sua carriera: “Da sinistra mi attaccano ma poi in molti mi contattano via Internet e mi dicono: “non siamo d’accordo con le tue idee ma la tua musica ci piace”. Il militante non compra a scatola chiusa, anche lui fa una cernita e ci sono tanti gruppi di Area, ma io penso negli anni di essere quello che ha prodotto più dischi”. Come si fa quindi per farsi strada? “Io non sono un professionista, canto per amore e per passione, in rete, su youtube, brani come “La bellezza” hanno superato le 100mila visualizzazioni. Internet è un bacino che mi dà molta visibilità. Anche RadioRai trasmette spesso le mie canzoni, ma la radio oramai non ti dà notorietà, tutto passa dalla tv. Io ci andrei volentieri se mi lasciassero veicolare il mio messaggio, andrei a Sanremo o persino al Festival dell’Unità se provassero ad ascoltarmi e a capirmi“.

Il cantautore è assolutamente autarchico sia nella vita che nel lavoro: “Cerco di maturare il mio suono personale ma ascolto tantissima musica. I miei artisti preferiti sono Franco Battiato, un musicista di livello internazionale che rende alta la musica popolare, ed Enrico Ruggeri che ha influenzato il mio modo di scrivere, ma ascolto anche la potenza dei Rammstein e a volte anche Francesco Guccini“. Se nei dischi è accompagnato da Constantinescu alle chitarre e da Davide Picone alle tastiere, in concerto si esibisce in duo con Picone (“musicista di estrazione classica che si è adattato magnificamente alla ritmicità del rock”) con uno spettacolo di forte impatto emotivo.

 

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22.05.2014