Fabio Torre: l’attimo irripetibile del rock

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Il nero da cui emergono le stelle elettriche

di Luca Beatrice

 

Da anni è uno dei maggiori esperti di veterinaria equina in Italia, ma a questa attività ha sempre affiancato l’arte e non per hobby. Fabio Torre, nato nel 1955 a Bologna ha infatti il tempo sia di coltivare la pittura, espone regolarmente con la galleria Studio G7, con quadri in bianconero dal tratto più analitico che iperrealista i cui soggetti sono la vita quotidiana, le scene d’interno, le architetture delle metropoli, sia di dedicarsi alla fotografia della sua più grande passione: il mondo del rock.

Nel 2009 ha pubblicato il volume “Patti Smith. Simply a Concert”, dedicato alla poetessa del punk e musa di Mapplethorpe, che ha ossessivamente seguito in diversi tour e fotografato in intensi ritratti scuri. Ieri ha inaugurato la mostra “Notturno rock” a Palazzo Malvezzi Hercolani di Castel Guelfo di Bologna (fino al 12 giugno), rispettando così la sua natura indie che ama il piccolo club e, di conseguenza, anche i luoghi decentrati, la provincia e le periferie.

Il rock, in effetti, è musica della notte e Fabio Torre sceglie il nero come colore di fondo da dove far emergere tutte le sue creature. Appartenente a una generazione nata con questa musica, il nostro artista racconta gli eroi di questo mondo fumoso ed elettrico. Icona della mostra è Lou Reed, che se ne è andato pochi mesi fa, in un ritratto intenso e insieme malinconico. Torre considera il rock parte integrante della cultura contemporanea e non si ferma ai miti della sua giovinezza –Bruce Springsteen, Bob Dylan, Iggy Pop, Mick Jagger, Neil Young e Michael Stipe dei REM. E’ ancora la colonna sonora della nostra vita, nonostante il nostro modo di sentire musica sia cambiato profondamente perché il live resta l’attimo irripetibile di un rito che continua a rinnovarsi ogni volta. Gli eroi del nostro tempo si chiamano PJ Harvey, Jonathan Wilson, Kurt Vile, Alex Kapranos dei Franz Ferdinand, Jonsi dei Sigur Ros. E la storia è destinata a continuare.

Per Fabio Torre il rock non solo non è morto, ma riesce a trasmettere quella voglia di cambiamento, quello slancio verso l’utopia, in mille racconti in musica. Con questa mostra si conferma uno dei maggiori specialisti di questo genere, a metà tra reportage e minimalismo emotivo. Sono scatti veri e sinceri dove Torre mette tanto di sé. La sua e la nostra esistenza.

 

19.05.2014