Crimine, droga e sesso spiccio: la Cagliari crudele

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L’infanzia rubata della periferia sarda

di Maria Lucia Tangorra

Per comunicare qualcosa agli altri si parte sempre dal proprio vissuto. Banale forse a dirsi, ma non facile a farsi in quanto ci sono modi e modi di farlo: l’Arte è uno di questi, ma anche qui bisogna saper suonare le giuste corde e scavare l’humus più profondo. In “Bellas Mariposas” Sergio Atzeni (www.sergioatzeni.com) è riuscito a far emergere le contraddizioni di Cagliari, una città capace di stregare e al contempo inghiottire chi la abita in dinamiche ormai assodate e difficili da sradicare.

Da questo racconto, pubblicato postumo nel ’96 a causa della prematura morte dello scrittore, sono stati tratti un film e uno spettacolo teatrale, entrambi attenti a conservare intatta l’essenza dell’opera letteraria. La piéce ha appena debuttato al Teatro Franco Parenti di Milano con la drammaturgia e la regia di Annalisa Bianco e l’interpretazione di Monica Demuru, un’artista con un background formativo che ha puntato sulla vocalità e sul movimento.

Bellas mariposas sono Caterina e Luna, due “farfalline” prese a simbolo di quell’infanzia rubata, perché all’età di dodici anni hanno già incontrato il male di vivere. A restituirci questo spaccato di vita nella periferia sarda è Cate: «Non sapete cosa vuol dire vivere a casa mia», al civico 47 C di un quartiere dei sobborghi cagliaritani. Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni, forse è a questo che si aggrappa la ragazza per resistere in quella realtà di microcriminalità, droga e sesso spiccio.

L’adattamento cinematografico curato da Salvatore Mereu, presentato nella sezione Orizzonti alla 69^ Mostra di Venezia, aggiunge, qualora fosse possibile, ulteriore poesia al testo di partenza grazie alla potenza delle immagini. Ambedue le espressioni artistiche lasciano come sguardo principale quello di Caterina, nella prima grazie alla forma del monologo retto benissimo dalla Demuru, nella seconda puntando sulla voce narrante e sugli sguardi in macchina di Sara Podda – anche se un ruolo rilevante nel racconto di questa “favola” lo ha anche Maya Mulas, l’attrice non professionista che dà il volto a Luna.

Film e spettacolo scelgono di aderire a quel linguaggio così vero e verace, con quella scurrilità che non vuole scandalizzare, ma conferire verità al personaggio e alla realtà che si vuole rappresentare. Pur rimanendo fedeli al mondo raccontato da Atzeni, Mereu al cinema e la Bianco in teatro ci offrono pennellate personali con cui restituiscono la leggerezza, la purezza e la spontaneità delle mariposas, qualità che passano anche attraverso la loro irriverenza.

 

09.05.2014