Giorgia Carena spoglia Emily Dickinson

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Il nudo tra ricerca e scoperta

di Chiara Brambilla

Il progetto “Immagini dal silenzio” di Giorgia Carena ha incuriosito e intrigato a tal punto che la casa editrice M-House ne ha confezionato un libro omonimo, nel quale viene spiegato il composit di nudo artistico legato a doppia maglia all’intimità e alla sofferente delicatezza delle poesie di Emily Dickinson. “Come tutte le cose magiche, anche questo progetto è nato per caso”, racconta la fotografa. “Una domenica pomeriggio decisi di cominciare una nuova lettura. Nella libreria di casa scorsi “Silenzi”, una raccolta di poesie della Dickinson. Lo divorai, lei mostrò la sua anima attraverso i suoi versi e nella mia testa la immaginai nuda e chiusa nella sua stanza. Il nudo artistico era il mezzo migliore per avvicinarmi alla sua intensità”.

“Immagini dal silenzio”, costato 10 mesi di duro lavoro, è una ricerca della bellezza utilizzando il nudo come veicolo di emozioni e sentimenti. Giorgia Carena, dopo aver selezionato 22 poesie dall’immensa raccolta della poetessa, le interpreta attraverso la fotografia, creando una spirale indissolubile di significato tra i versi e la figura della modella, che in questo caso diventa performer. Un po’ come tornare alla seconda metà del Novecento, quando il nudo nella fotografia prese il largo grazie ad artisti come Man Ray o Erwin Blumenfeld, che in linea con le avanguardie del tempo lo resero una forma d’arte rappresentativa con il fine ultimo di mostrare la bellezza, di cui è sinonimo dai tempi dei greci.

Perfettamente in linea con questo immaginario, l’artista si dedica alla ricerca e alla sperimentazione della posa: “Il genere che prediligo sono i ritratti, ma la mia vera attrazione è il nudo artistico perché mi interessa la spiritualità di una persona e senza vestiti diventa difficile nascondersi. Si tratta di instaurare un rapporto di fiducia, molto velocemente”, racconta l’artista a ilgiornaleOFF. Qualsiasi persona si conceda all’obbiettivo della macchina fotografica ha scelto di stringere un legame con l’artista e di mostrargli i suoi lati nascosti e le sue verità: “Cerco sempre di fare in modo che i soggetti visualizzino una situazione, un’emozione o un immagine per farle dimenticare dell’obbiettivo, è allora che riesco a fotografare davvero, a cogliere la sfumatura giusta”, prosegue Giorgia Carena.

Come spesso accade, il percorso artistico di un fotografo comincia presto e subisce grandi cambiamenti in corso d’opera: sperimentazione, curiosità, scoperta. “Nel 1996 l’incontro con il fotografo Piero D’Orto mi aprì nuove strade verso la ricerca di una tecnica più affinata”, spiega la Carena, “Iniziai creando un primo e vero portfolio, alla ricerca di un identità fotografica che mi rappresentasse”. Nel 2008 abbandona l’analogico per il digitale e nel 2010 apre il suo studio fotografico, preferendo un lavoro meticoloso e curato nei minimi dettagli, dal trucco ai più piccoli particolari, per poter ottenere un immagine che avesse bisogno di poca post-produzione come nel caso delle fotografie dedicate alla Dickinson: “con la collaborazione del mio staff artistico, e in particolar modo grazie a Roberta Demolli , make-up artist e hair stylist con la quale sono in sintonia perfetta da molti anni, abbiamo dato vita a questo progetto; lei sa come lavoro e sa che finché non ho gli scatti giusti non si va a casa”.

Il lavoro della Carena è appassionato, fatto di ricerca e scoperta, di interazione tra arti diverse e soprattutto di espressività vera, data dalla tela che ha scelto per esprimere la sua arte: il corpo umano. “Per quanto riguarda il mio lavoro personale e artistico c’è una sola cosa che mi interessa davvero e che mi da soddisfazione; che arrivi un emozione, un subbuglio, che la persona, il soggetto dei miei scatti scopra qualcosa di sé nel ritratto che gli ho fatto o che semplicemente il pubblico, a distanza di tempo, si ricordi delle mie fotografie”.

19.04.2014