Maurizio Pio Rocchi: luce, colore, rinascita

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Quadri in bilico tra carnalità e spiritualità.

di Maria Elena Capitanio

 

Energia vitale che sembra spaccare la superficie della tela per celebrare carnalità e spiritualità della terra in una danza ancestrale. Siamo nella dimensione artistica di Maurizio Pio Rocchi, pittore e performer romano, che è anche tra i primi coltivatori biologici italiani. Il suo studio è volutamente posizionato nel cuore dell’azienda agricola, a Tuscania, dove vive con la moglie e i tre figli. Il linguaggio creativo delle sue opere si esprime attraverso fratture pittoriche in bilico tra spontaneità e progettualità, gesti vibranti dettati dalla passionalità ed emozioni sottili filtrate dalla ragione.

Ciò che l’artista definisce “Materia Cangiante” nasce da quella che canonicamente sarebbe considerata una fine, una morte, una delusione, una rottura, ma che in realtà invita al recupero di un tempo biologico perduto, attraverso un ritrovato contatto con l’ambiente naturale. Non si può più cogliere la distinzione tra gli elementi anatomici dell’essere umano e le componenti minerali della terra, ed è proprio questo che pone il quesito sulla definizione stilistica del pittore, che seppur tecnicamente astratto, fattivamente rende fruibili simbologie legate al modo di abitare il mondo da parte dell’uomo. Quanta speranza promana dalle tele cariche di luce. Esse suggeriscono vie nuove e radicali da percorrere, attraverso un primo passo che è l’identificazione per appartenenza. Il colore è centrale nell’estetica e anzitutto nella poetica dell’artista, da sempre attratto dalla Teoria dei colori di Goethe.

“In ogni trasformazione avviene un incontro e ogni incontro è foriero di nuove potenzialità ed evoluzioni”, scrive Francesca Barbi Marinetti. “Può generare attrito, incomprensione, respingimento, indifferenza o addirittura guerra; o far nascere attrazione naturale e immeditata che conduce a cambiamenti armoniosi. Ma il più delle volte mette in gioco una complessità di ingredienti contrastanti da comprendere, governare, educare. Forse la vita sta tutta qui. Padroneggiare la tempesta delle possibili soluzioni, mondi, interessi, senza perdere di vista l’obiettivo comune dell’umano avvicendarsi sulla terra”, conclude la curatrice nel testo introduttivo della mostra allestita al Margutta RistorArte di Roma. L’esposizione, inaugurata con una performance di danza, rimarrà aperta al pubblico fino al 5 maggio.

08.04.2014