“Presto farà giorno”: redenzione e autodistruzione

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Il film di Giuseppe Ferlito affronta la “coscienza infelice borghese”.

di Antonio Sergi

Da domani sarà nelle sale cinematografiche “Presto farà giorno”, diretto da Giuseppe Ferlito e prodotto dalla Settima Entertainment Srl in collaborazione con RAI Cinema. Film dalle sfumature intense, tratto da fatti realmente accaduti, racconta la storia d’amore di due ragazzi, Mary (Ami Codovini) e Loris (Valerio Morigi), tra eccessi e stravolgimenti di profondo trasporto: Mary, vittima della droga, affronterà un tormentato percorso di riabilitazione, mentre Loris, è convinto che la strada dell’illegalità sia la più semplice e remunerativa.

Le vite di Mary e Loris sono formalmente distanti ma simili tra loro, e s’incrociano, si sfiorano, si toccano: lei rischia la vita, lui subisce, incredulo, tradimenti dagli affetti più cari. Le loro strade inquiete sono costellate dalle illusorie distrazioni di due ragazzi come tanti, che possono ingigantirsi e devastare. Sarà solo grazie ad alcuni incontri e alla consapevolezza della fragile natura umana, che sperimenteranno cosa davvero conta.

Insieme ad Ami Codovini e Valerio Morigi, il cast del film si avvale del prezioso contributo di Chiara Caselli, Ludovico Fremont, Nathalie Rapti Gomez, Giuseppe Gandini, Janet De Nardis, Gianantonio Martinoni, Matilde Piana, Federica Sarno, Gianni Lillo e Gianfranco De Angelis. La colonna sonora è invece opera di Davide Dileo (“Dj Boosta” fondatore dei Subsonica) ed Andrea Fumagalli (“Andy”, fondatore insieme a “Morgan” Marco Castoldi dei Bluevertigo).

“Presto farà giorno” esamina e acuisce aspetti della vita quotidiana: affronta il tema dell’inadeguatezza, le peripezie di chi è vittima del proprio destino e di chi patisce una sorta di “coscienza infelice borghese”, arrivando persino all’autodistruzione. Il dolore debilita ma può anche riuscire a generare una rivoluzione interiore, tale da renderlo molla per un passo in avanti, sole nascente e azione positiva sul proprio esistere e su quello altrui. L’opera cinematografica di Giuseppe Ferlito ha un sapore agrodolce, perché riesce a regalare l’essenza tangibile della fiducia e della speranza per le persone e per il futuro, ricercando e scorgendo soluzioni di effettivo mutamento attraverso la riscoperta dei valori indispensabili, ovvero i più semplici e incantevoli: quelli che riconducono all’amore universale.