La rabbia ironica dei Fijjoli d’a Chiana

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Con il rap in dialetto calabrese denunciano il degrado della loro terra. Ma senza mai piangersi addosso…

di Nino Spirlì

 

La Piana di Gioia canta. E denuncia. È nelle stradine di paese – costruzioni basse e birrette bevute allo scalino di casa, la sera, tra amici – che nascono i Fijjoli d’a Chiana, il gruppo musicale più «artisticamente strampalato» che si possa incontrare da queste parti.
Cantano ridendo delle sfortune e denunciando le malefatte. Un’ironia profonda, con radici antiche nella Madregrecia e nella rassegnazione di essere terra di mille passaggi. Dai romani ai barbari, dai mori ai francesi, i normanni, gli spagnoli, i cardinali armati, i massoni in camicia rossa. Ecco, chi e cosa c’è nei loro versi rappati. «O puntuni non c’è cu vindi crack, al massimo nc’esti Cenzu di ricotti», (All’angolo non c’è chi vende crack, al limite c’è Vincenzo che vende le ricotte.) C’è la netta sensazione di essere isolati anche nella sfiga. Di essere una terra Out, anche nell’assenza dei miti peggiori, come il crack.

Ma non si piangono addosso, anzi. Ne sono orgogliosi e lo affidano ai testi scritti a mille mani. È tutto di tutti, fra loro. Una sorta di collettivo artistico, lontano dai manifesti di partito, che ha voglia solamente di dire le cose che nessuno vede, perché fin troppo quotidiane. È come se avessero in mano un cannocchiale rovesciato che riproduca, piccine, le grandi ombre della coscienza di ognuno. Sorridendone fintamente rassegnati, ma consapevoli che il veleno lo stanno inoculando.
Con le loro canzoni.

Dopo averle ascoltate, non puoi più far finta di niente: metti a fuoco una Calabria da cambiare. Da scardinare e migliorare. Con la potenza della gioventù che si arma solo d’Arte e Cultura. In barba a chi la immagina ancora col fucile in spalla e la ridicola coppola – peraltro, siciliana – in testa. Piacciono, i Fijjoli, creatori, fra l’altro, di Vedanity Affair, una sorta di stile di vita, «scatola di idee», studio di registrazione. Praticamente, la loro casa. Le Serate sono una sorta di lunga chiacchierata, un bicchiere di rosso in mano, fra il Gruppo e il Pubblico. Si ha sempre la sensazione che le canzoni nascano lì per lì, non registrate in Siae, non protocollate, non timbrate dallo Stato. Mentre l’occhio furbo dei Fijjoli cattura, inchioda e coccola fino a lasciare gli spettatori atterrati dalla simpatia. E dalla forza delle idee. Le loro. In tournée per tutto l’anno.

 

 

2 Commenti

  1. Mi piace l’ironia di questi ragazzi! Semplici, onesti e bravi complimenti.

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