Volevo una vita d’artista, me l’hanno data da condòmino

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Vorrei una vita d’artista, e invece ce l’ho da condòmino. Ieri mattina, dopo una folgorazione degna di San Giovanni della Croce, ho scritto esattamente così sulla bacheca del mio Facebook. Convinto di avere detto tutto, la sostanza delle cose, nel migliore dei modi. Di aver spiegato la mia attuale condizione, e dunque sai che allegria. Ho detto così ciò che mi fa orrore, ma soprattutto ho detto qual è la mia barricata: la fantasia. Non dico l’immaginazione perché fa subito retorica, abiti con le frange come i capelloni da scalinata di Trinità dei Monti nel 1966 e zoccoli da hippie. Come diceva Gemma, mia madre: una sola volta si vive, e poi si muore. E, pensando proprio alla morte, personalmente voglio proprio essere ricordato come un tipo per niente conformista, un ribelle con il vento che gli spettina i capelli lì sul promontorio della storia, o anche come Sylva Koscina nei panni della partigiana nel film “La battaglia della Neretva”: mitragliatore in pugno, e ta-ta-ta-ta-ta-ta… Non c’è voluto molto a raggiungere questa consapevolezza definitiva. Faccio fatica invece ad accettare l’idea che la nostra condizione possa essere così devastante, penosa, e soprattutto che sia così pessima la qualità umana, politica e intellettuale altrui.

Ma come, l’Italia, il paese dove tutti immaginano un pienone di cantanti e di gondolieri che fanno su e giù, tra le Alpi e Caltanissetta, a remare felici sulla forcola, il pisello fuori dal pigiama, la maglietta a righe, il cappello di paglia di Firenze di Renzi Matteo, ma come, proprio l’Italia è diventata così desolante? Sì, lo è. Ma sto scantonando; dai, dove eravamo rimasti? Ah, sì, l’irrecuperabile Italia. Sulla Costituzione dovrebbero aggiungere in testa un nuovo articolo, l’Articolo Zero. E che faccia così: L’Italia è il paese che merita d’essere pagato dall’UNESCO affinché i suoi residenti non facciano più un cazzo. Fine dell’articolo. Roba della serie: ecco, sì, al massimo andate a passeggiare sotto il Colosseo oppure a Pompei, o sotto il Ponte dei Sospiri a cantare in pieno inverno, meglio se sotto la pioggia, ma soprattutto, mi raccomando, non scordatevi la tunica porpora, e tu il peplo, e tu il remo, ok? Così mi sembra di vedere il presidente dell’Onu, come spacchio si chiama?, ah sì, Ban Ki-moon, affacciarsi dalla solita tribuna sullo sfondo dei marmi verdi del Palazzo di Vetro per dire: gli italiani abbiano uno statuto particolare, gli italiani devono essere pura fantasia, gli abbiamo pure dato il sussidio e così non c’è problema, che siano felici, che cazzo possono pretendere di più? Seguono, come direbbe Paolo Villaggio quando fa Fantozzi, novanta minuti di applausi.

Così dovrebbe dire il capo dell’Onu, e invece arrivi qui a Roma, dove sto io, e ti salta addosso il ratto muschiato carnivoro di una depressione devastante. Vuoi che ti dica il perché di tutto questo? Se mi paghi te le spiego per filo e per segno, però prima mi devi pagare, che infatti il sussidio dell’Onu mi sembra davvero insufficiente per chi abbia deciso di vivere per la fantasia, anzi, se lo capisci bene, altrimenti è davvero tempo sprecato. Volevo una vita d’artista e invece me l’hanno data da condòmino. Ma non mi avranno. Mai.

2 Commenti

  1. Resisti, Fulvio. Stiamo attraversando un periodo storico tremendo. I nuovi barbari hanno travalicato di nuovo le frontiere ma poi ci sono anche quelli interni cresciuti a ideologia, fancazzismo e senso del brutto. Ma chi preoccupa sono coloro che governano questa massa d’urto plasmata a diseducazione globale che ormai è fatta muovere come zombie in cerca non dell’anima del bello ma della foto da mostrare per dire: “sono stato qui”. Senza sapere e capire neanche perché sia così importante calcare o vedere quel “lì”. Nulla avviene per caso e credo (anzi, sono fermamente convinto) che l’imbarbarimento generale sia indotto, studiato e pensato per fini ignobili e tragici, i cui orrendi contorni stanno profilandosi sempre più nettamente. Forse certi “complottisti” potrebbero spiegare meglio quello che accade, anche se ormai sono stati costretti a rinchiudersi nelle nuove catacombe, ad ascoltare i rumori che penetrano dall’esterno e che non presagiscono nulla di buono per chi non si adegua al pensiero omologato, alla società liquida, allo sfascio, voluto (si fa col lavaggio del cervello, o mainstream mediatico) di usi, costumi, tradizioni, valori morali e principi naturali, ma anche crisi economiche pianificate per arrivare ad intaccare le sovranità nazionali. Bella l’immagine di uscire dalle catacombe con la mitragliatrice in mano per un’ultima uscita e ta-ta-ta-ta . Forse saremmo ancora in tempo a tentare il beau geste prima che la devirilizzazione fisica morale e intellettuale renda l’azione sempre più improbabile e difficilmente realizzabile.

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