Elisabetta Vincenzi, uno strano e ambiguo “Appuntamento a Londra”

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Il testo di Mario Vargas Lllosa ripreso con successo al Teatro Greco.

di Enrico Groppali

La più giovane compagine teatrale da pochi mesi attiva a Milano è indubbiamente la troupe per il momento felicemente allogata nello spazio minimale di via Frigia numero 5. Dove una troupe, che si vuole ad ogni costo deputata a rappresentare il repertorio contemporaneo, in questi giorni è impegnata (l’ultima replica sara’il 19 febbraio prossimo) nelle recite di uno dei piccoli grandi copioni di questi ultimi anni.
Dovuti alla penna sempre alacre e felice di un Premio Nobel nostro contempo- raneo come il grande Mario Vargas Llosa.

Che, in “Appuntamento a Londra”, denuncia in pochi tratti tra scanzonati e amari la vicenda a suo modo esemplare di una strana coppia di amici che forse in passato sono stati amanti e che ora si ritrovano, dicono per caso, in un lussuoso hotel londinese. Dove il protagonista, finanziere peruviano di chiara fama, è giunto per lavoro e non si aspetta certo di ritrovare dopo tanti anni non un diletto amico d’infanzia scomparso nel nulla ma strano ma vero un’ignota signora d’alta classe. Che, pur essendo informatissima delle peripezie dell’assente di cui si dice sorella, lascia insoluto più di un dubbio sia sul passato che sul presente del presunto fratello oltre che sulla propria identita’. Preferendo alludere e illudere il malcapitato di cui solletica le aspettative senza peraltro soddisfare la sua curiosita’.

Chi sia infatti in realtà la sconosciuta non è dato sapere con certezza data la sua riluttanza a una completa confessione del suo operato. Che lascia aperto l’interrogativo di fondo: ovvero non si tratterà per caso proprio dell’amico di un tempo che, innamorato senza scampo del protagonista, nel frattempo ha cambiato sesso per giungere, prima che sia troppo tardi, a sedurre chi ad ogni costo a suo tempo ne rifiutò un bacio appassionato? Lo saprete (forse) se andrete a rendervi personalmente conto degli atout che sfodera questo esilarante spettacolo fatto di sussulti, d’incertezza tragicomica e di sottile ambiguità che un inconsueto trio di giovani bravissimi attori rendono a tratti sia credibile che fantastico agli ordini della loro giovane promettente regista Elisabetta Vicenzi.
Che trattando con tocchi di magistrale impertinenza la favola tra ironica e sconcertante immaginata dall’autore proietta lo spettatore in una dimensione più vicina alla fantascienza che alla trita realtà .

 

© photo Zanchin