Quei Youtuber figli del Futurismo

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Va bene, mi avete convinto: dichiariamo guerra al conformismo culturale in nome di una rinascita nazionale nel tempo delle tecnocrazie avide, dell’immaginario globale, della fine delle specificità triturate dentro il frullatore della rete.

Riprendiamoci D’Annunzio, Marinetti e Papini, il cinema neorealista e l’architettura razionalista italiana che oggi vengono studiati all’estero; riprendiamoci i nostri giacimenti di beni culturali più importanti dei pozzi di petrolio e quel capolavoro di cross-medialità che è la nostra Opera, che fa cantare in italiano tutto il mondo. Spingiamo l’acceleratore della creatività in un paese vecchio, abitato da vecchi, gestito da vecchi, governato da qualche giovane ancora più vecchio.
La cultura è la risorsa dell’Italia, il punto di rilancio, la sua sfida identitaria alla mondializzazione dei linguaggi, dei pensieri e delle forme.
Ok, tutto a posto. Se non ci fosse un piccolo problema: cosa intendiamo per cultura?

Roger Scruton, pensatore conservatore e per questo rivoluzionario, ha affermato che la cultura è qualsiasi patrimonio di arte, letteratura e pensiero umano che “superi la prova del tempo”; se così è, l’intellettuale o l’artista sarebbero viaggiatori oltre la storia, scardinatori di un presente per anticipare un dopo. In effetti, di esempi anche recenti in tal senso ce ne sono.

Nel 2009, un gruppo di creativi milanesi trascinò a Roma Brian Eno, l’inventore della ambient music, e lo convinse a realizzare una suggestiva installazione multimediale (dal titolo Presentism) che inaugurò le celebrazioni per il centenario del Futurismo. Nella conferenza stampa, davanti a giornalisti infastiditi, Eno rivelò il suo debito culturale nei confronti del Futurismo e di Marinetti. L’idea che uno dei più originali artisti del mondo, inventore di linguaggi musicali innovativi, amasse un’avanguardia artistica così fortemente identificata con un periodo storico maledetto, scandalizzò non poco i salottini polverosi della sinistra intellettuale.

L’operazione fu vincente non solo per la quantità di pubblico che si recò a vedere un’opera tutto sommato di difficile consumo culturale, ma perché quell’iniziativa fu una delle poche cose veramente futuriste in una celebrazione piena zeppa di convegni, libri, mostre museali, insomma proprio quell’armamentario “passatista” che i futuristi avrebbero azzannato.
Ma se, invece, facessimo un passo avanti e dimostrassimo che la più grande avanguardia artistica italiana del ‘900 non ha semplicemente influito su qualche grande artista elitario, ma ha contaminato le espressioni narrative del nostro tempo arrivando ad essere un fenomeno da youtuber?

Proviamoci partendo da lontano. Il 2 giugno del 1913 il futurista Luigi Russolo presentò in un teatro di Modena il suo “Intonarumori” (lo potete vedere nel box youtube qui a destra, ndr), l’infernale macchina che, secondo le intenzioni, avrebbe trasformato il rumore della modernità in suono creando l’amalgama perfetto. Raccontano le cronache di allora che la sua performance fu accolta dal pubblico con urla, fischi e inviti ad entrare in manicomio, mentre un frenetico Marinetti, salito sul palco per difendere il suo collega artista, inveiva contro quel pubblico “scettico come contadini”.
L’Intonarumori non fu un successo, ma Russolo continuò le sue sperimentazioni per trasformare rumori meccanici, sibili, fischi, battiti e cigolii in suono; ambizione pitagorica o follia modernista, fatto sta che l’intuizione che non fu opera d’arte allora, lo divenne poi.

Il 13 dicembre 2009, su YouTube, un giovane performer di nome Julian Smith ha caricato un video in cui, insieme ad un gruppo di imberbi percussionisti e tecnici del suono, ha trasformato i rumori di una jeep in un capolavoro di ritmo e musicalità (lo potete vedere nel box youtube qui a destra, ndr). Risultato: ad oggi, oltre 11 milioni di visualizzazioni. Un successo mondiale. A distanza di un secolo Russolo ha vinto la sua battaglia.

La cultura si sviluppa laddove le forme espressive e narrative vincono il tempo e non si consumano in una loro funzionalità. Il conformismo culturale avviene quando la cultura si trasforma in funzione (ideologica, economica, sociale).
Forse è da qui che si dovrebbe partire per capire lo stato dell’arte di quella parte di cultura italiana piena di fumosi intellettuali e isterici artisti. Al contrario, il non conformista non ha paura di essere fischiato e deriso come Russolo, perché vuole creare pensiero e immagini oltre questo presente, senza preoccuparsi solo di farsi accettare da esso.

Giampaolo Rossi
@GiampaoloRossi

6 Commenti

  1. Grazie naturalmente e artificialmente per il suo feedback Sylos Labini (Sylos come Guerra poi.. nomi futuristi!). Futurismo Neo anche provocazione, ne converrà, sennò che futurista sarei? Ludicamente e seriamente ho pur scritto anche, infatti su di Lei Figura non banale, e ci mancherebbe, sono informato e seguo la sua rubirca, e non solo, altrettanto non banale. (Ho letto anche la doverosa e puntuale ricognizione di poco tempo fa sullo stesso RossoTrevi, a pieno titolo ovviamente nel discorso futurista contemporaneo, anzi suo fondamentale detonatore, come spesso ho scritto).. Per manieristico, non necessariamente negativo, mi riferivo comunque, l’ho scritto e quindi giusto spiegarlo, mi riferivo semplicemente a quel che ho relativamente contestato. Basta un giro nel web, qualcosa apparso anche mi pare su Il Giornale a suo tempo sul neo o net futurismo (convegno di Roma, 2013) e magari visto che Lei è nel discorso altrettanto a pieno titolo e nel suo ambito eccellente, allora forse è tempo – di segnalare non tanto il sottoscritto centralmente, ma propria questa evoluzione in progress del futurismo oggi, nel suo insieme, come – io l’ho sostentuo radicalmente nei miei libri- editi anche a certi livelli- continuità o meglio dis.continuità diretta del futurismo storico stesso. Insomma evidenziare il discorso nella sua globalità. Soprattutto Lei che certamente non è un criitico convenzionale ma un eretico. Credo anche criticamente che sarebbe interessante tale dinamica, In tal senso se lo desidera mi contatti alla mail indicata qua sopra. Poi se vuole la indirizzerò al nostro referente più giovane e meritocraticamente superiore anche a me nel discorso nuovo futurista per approfondire. Cordialissimi Saluti e viva il futurismo 2109! RG

  2. Un sintetico grazie a Roby Guerra per il suo approfondito intervento sui neoFuturismi . Per quanto mi riguarda resto a disposizione per discutere su quello che per lei è un mio manieristico stile espressivo. Un caro saluto.

  3. Il manifesto futurismo 2.0 è già stato scritto… vedi Italian Network CULTURA ITALIANA NEL MONDO – “ITALIA 2013/2014” – FUTURISMO NEOFUTURISMO E NON SOLO SECONDO ROBERTO GUERRA

    (2013-12-30)

    Di Futurismo alla luce dell’ottica neofuturista…e non solo, avanguardia italiana del 2013, ne parla in un articolo Roberto Guerra, poeta e scrittore italiano neo futurista, che invita la redazione di Italiannetwork ha pubblicare un suo commento sul tardivo interesse della cultura “ufficiale” nei confronti del movimento futurista.
    L’occasione nasce dalle ultime e prossime mostre che negli Stati Uniti saranno dedicate al Futurismo, accolte con entusiasmo da Guerra che commenta criticamente la scarsa attenzione di istituzioni culturali e soprattutto media, dimenticando che in realtà il 2011 ed il 2012, in Italia ed all’estero, è stato fiorire di mostre sul movimento di Marinetti…e non solo. Anche il neo futurismo ha avuto pagine dedicate al neo futurismo.
    Ma lasciamo all’articolo di Guerra – già pubblicato nei giorni scorsi in un giornale dedicato alla provincia romana – la parola :

    “… sia on che off topic, il rank o trend almeno in controluce rivelatore, viene dagli Usa: dove il FUTURISMO spopola come non mai in quel del Museo Guggenheim, per la prima volta articolato e promosso almeno nella sua dimensione storica originaria, fino al 1944, con la scomparsa di Marinetti.
    E il Futurismo post 1944 (neo) la vera News 2013 per l’arte e la cultura italiana! Il 2013 ha consacrato, piaccia o meno a storici, giornalisti, addetti alla cultura attardati, ignoranti 1.0 se non in malafede, anche certa stessa obsoleta prossimità futurista, il ritorno del Futurismo in Italia senza se e senza ma! Divenire già in atto fin dal centenario fatidico del 2009…
    Solo alcuni fatti molto rilevanti del 2013, il resto basta fare un giro nel web… Molto rilevanti anche almeno microstoricamente perché hanno già consegnato all’archeologia della criptica d’arte… certe X che finora avevano sempre penalizzato il fu e oggi rinascente Movimento Futurista storico, oggi, ovviamente, dopo 100 e futur anni, 2.0 e aggiornato, dall’era industriale all’era di Internet.

    Il futurismo di destra? Balle in gran parte anche storicamente, ora nel febbraio e nel giugno 2013, due iniziative alla Biblioteca Gramsciana di Ales (Oristano), terra natale di Antonio Gramsci lo confutano definitivamente, rilanciando l’essenza tecnoanarchica e progressista del Futurismo: chi scrive, in tal senso esplicito, ha presentato ”Futurismo per la nuova umanità, Dopo Marinetti ..”(Armando editore) la storia del futurismo post 1944, dimostrandone certa dis-continuità ben poco discutibile , se certa critica fosse “scientifica” anziché veteroestetologica, incapace di orizzonti e paradigmi on topic semplicemente alla luce solare degli anni duemila, della necessaria password artetecnologia, arte-scienza, come se il computermondo odierno fosse una mera decorazione manieristica. E successivamente, ancora più programmatico in chiave persino metapolitica, “Gramsci e il 2000…” (La Carmelina).

    Il futurismo solo avanguardia e iconoclasta? Balle, anche storicamente in parte, ora non più: nell’aprile 2013 a Roma, in collaborazione con l’università.., il giovane leader del gruppo “nativo digitale” Netfuturismo per eccellenza, Antonio Saccoccio (Tor Vergata, Roma) ha curato con altri persino un convegno a Roma Capitale, Eredità e attualità del Futurismo, coinvolgendo oltre a tutti i neofuturisti oggi attivi, da Riccardo Campa a Vitaldo Conte, da Graziano Cecchini a Antonio Fiore Ufagrà e chi scrive, a certa stessa new wave elettro-digitale (Stefano Balice e altri), anche critici di fama accademica quali Luigi Tallarico, Massimo Duranti, Miroslava Hayek, Giancarlo Carpi e altri. Vale a dire, penetrazione ex novo solida e significativa del Futurismo. Non ultimo integrata la pubblicistica, sempre nel 2013, dopo lo stesso Manifesti Netfuturisti del 2011, con il volume “A che serve il denaro? Pound e Marinetti ……” scritto con A. Pantano.

    Pubblicistica che sempre nel 2013 evidenziano lo stesso Riccardo Campa, transumanista e docente di sociologia della scienza a Cracovia in Polonia, con il suo “Trattato di Filosofia futurista” (Avanguardia 21, Roma, e pagine anche sul neo futurismo contemporaneo), opera che lo stesso Luciano De Maria attendeva da decenni… e il superdinamico e
    attivissimo Vitaldo Conte/VitalDix, con numerose azioni performative e – quest’anno, dopo (2011 e 2012) i vari “Pulsional Gender Art” e “Pulsional Trans Art” (Avanguardia 21 e Gepas edizoni) anche “Pulsional Ritual” (Gepas) con lo stesso filosofo Giovanni Sessa.

    Inoltre, da segnalare anche, con lo stesso Sessa (Scuola romana di Filosofia politica, area Univ. La Sapienza), protagonista con il poeta e filosofo Sandro Giovannini, anche la news urfuturistica collettiva (nell’ambito del progetto Nuova Oggettività) “Al di là della destra e della sinistra….”, ala per così dire romantronica e neotradizionale ma 2.0… del nuovo movimento futurista.
    Infine, ma cronologia 2013 solo qua essenziale, minima, lo stesso Vitaldo Conte, anche poeta totale dagli anni 80, alla Spatola o Pignotti, in questi mesi sempre a Roma, come artista non a caso nella retrospettiva florilegio dedicata a un certo Enrico Crispolti, noto esperto “storico” del futurismo.
    Ecco, Crispolti, come lo stesso Giordano Bruno Guerri e altri (gli stessi Renato Barilli e Vittorio Sgarbi) attenti anche – come veri scienziati dell’arte (e non da salotti alla Baumann) al divenire contemporaneo del futurismo ( doveroso segnalare anche sempre dagli Usa, l’intervista al neofuturista transumanista Stefano Vaj, pubblicata recentemente
    sul magazione di Humanity +,” hPlus”, sul futurismo –storico e contemporaneo- della volontà….. ).

    Un futurismo libertario e rivoluzionario ancora troppo perturbante, come accennato, in Italia per certi addetti ai lavori, come direbbe Battiato, da pensionare o rottamare se proprio vogliono fare gli struzzi: figure mica banali, sia ben chiaro, ma eppur si muove…. Vale a dire gli stessi Salaris e Echaurren, regrediti o meglio cristallizzati ormai su revisionismi da collezionisti immensi ma parmanidei per intenderci… quasi traumatizzati dalla semplice Realtà di certa continuità del Futurismo del duemila (mica discutono comparativamente il valore estetico e sociale del nuovo futurismo, sarebbe dialettico e legittimo, né i neo futuristi rivendicano chissà quale superiorità concettuale, semplicemente, come esistono i neodarwinisti… esistono – e non potrebbe essere altrimenti dopo 100 anni – i neo futuristi!). Oppure, vano rimuoverlo, figure pur non banali ma anche manieristiche, come Sylos Labini, Francesca Barbi e altre più avvezze agli old media…., seminostalgiche almeno… idem fanno gli struzzi, per inerzie estinte ideologiche alla rovescia!!!
    Ma come direbbero Marx e Rimbaud, la storia va avanti e il mondo è da cambiare, anche se sempra im-probabile nell’era del default… Replay docet: esistono i Neodarwinisti nell’anno 2013, esistono i Neo Futuristi!” Roby Guerra” (30/12/2013-ITL/ITNET) *Roby Guerra info wikipedia… cordiali saluti

  4. Paragone ardito. Ma d’altra parte arditi e ardenti lo erano anche i futuristi. Quindi direi che ci sta…
    Una cosa è certa: Luigi Russolo e sodali se ne fregavano delle élite culturali e dei salotti buoni, e si presentavano, per quello che erano e volevano trasmettere, direttamente al pubblico (popolo?). Oggi chi prova a non compiacere élite e salotti viene messo all’indice, trattato da appestato, ignorato nel migliore (o peggiore) dei casi. E per compiacere élite e salotti ci si trasforma, spesso, in funzionari (nel senso di essere funzione…) di qualcosa o qualcuno. E se per cultura si intende, oltre ad una forma espressiva e narrativa che travalica il tempo, anche una forma generata da un’intuizione e da un piacere propri e non altrui, allora forse il termine risulta anche inappropriato. Ma in fondo, per sconfiggere il tempo, non servono i compiacimenti di élite e salotti buoni, altrimenti del futurismo non avremmo certo celebrato il centenario.
    E comunque, a parte la legittima domanda-risposta su cosa si intenda per cultura, quando dici (ti do del tu perché da futurista mi censureresti se usassi il lei…) “la cultura è la risorsa dell’Italia, il punto di rilancio, la sua sfida identitaria alla mondializzazione dei linguaggi, dei pensieri e delle forme” stai forse scrivendo l’incipit del manifesto “Futurismo 2.0”?

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