“Il Sud è niente” se non è contro la ‘ndrangheta

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Lo sguardo profondo sulla Calabria nel primo film del regista Fabio Mollo con un eccellente gruppo femminile.

di Antonio Sergi

Dopo numerosi riconoscimenti e successi internazionali tra i quali il Toronto Film Festival, il Festival Internazionale del Film di Roma e il Torino Film Festival, ecco nelle sale cinematografiche Il Sud è niente, primo lungometraggio del regista Fabio Mollo. Sguardo profondo sul mondo della ‘ndrangheta, anche per chi non è in grado di comprenderla, ma non solo. Attimi intensi. Intimi. Un film indipendente, generato da una squadra di giovani professionisti e che per numerosi aspetti rappresenta anche controtendenze artistiche; basti pensare all’ottimo lavoro svolto da Debora Vrizzi, direttore della fotografia, ruolo inconsueto per una donna, specie in Italia.

La bravissima Miriam Karlkvist, protagonista del film, reggina e all’esordio, ha già riscosso consensi di spessore; infatti sarà la Shooting Star italiana alla prossima edizione della Berlinale, il Festival internazionale del cinema di Berlino, tra i più importanti al mondo.

Una pellicola che, nonostante il budget limitato, lascia traccia nel tabellone luminoso dei giusti, dove tra straordinari contenuti e qualità nella produzione regna l’incanto.

Reggio Calabria, quartiere Gebbione (lo stesso nel quale il regista è cresciuto); la giovane Grazia (Miriam Karlkvist) vive con il padre Cristiano (Vinicio Marchioni), venditore di pesce stocco, capofamiglia di una ristretta cerchia familiare che da anni subisce lo sconvolgimento della morte del primogenito Pietro (Giorgio Musmeci), partito per la Germania in cerca di lavoro e poi scomparso. Mistero e silenzio tormentoso sul decesso del ragazzo, fino a che Grazia, come per magia, dopo un intenso marasma emotivo scaturito da un litigio con il padre e una visone quasi mistica del fratello in mare, si convince che Pietro sia ancora in vita. Dopo l’incontro con Carmelo (Andrea Bellisario), comincia la ricerca che diventa specchio della speranza per arrivare al fratello Pietro, affrontando i disagi e il silenzio assordante ormai interiorizzato dal contesto dov’è radicato anche il padre Cristiano, succube delle inquietanti logiche omertose e subdole della mafia.

Il Sud è niente di Mollo fa riflettere. È un inno al riscatto, per reagire e andare contro il vittimismo e abbracciare la speranza. Grazie a interpretazioni intense e di alto livello degli attori, si delinea il ritratto di una generazione che non sta ai ricatti della ‘ndrangheta e che attraverso la consapevolezza, la ribellione e la voglia di giustizia alza la testa e grida il disprezzo verso determinate logiche, combattendo con azioni concrete, superando le contingenze e la rassegnazione, cooperando, con tenacia. Lotte e resistenze quotidiane che diventano necessarie per ribaltare una mentalità prevaricatrice e distaccarsi da uno stallo criminale. Un film che tutti dovrebbero guardare, cinici e non, perché emerge il desiderio di cambiare e migliorare il mondo, pure con rabbia, per giungere alla verità, per ritrovarsi e risorgere anche attraverso i sogni.