Il satanico Macbeth di Corrado d’Elia

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Al Teatro Libero di Milano Macbeth Inferno di Corrado d’Elia, un’allucinata versione del dramma shakespeariano.

di Eros Labin

È un grande incubo oscuro il Macbeth Inferno messo in scena fino al 26 novembre al Libero di Milano da Corrado d’Elia, artigiano del teatro che nello spazio di via Savona ci studia, ci lavora, ci vive e in questo caso ci fa a brandelli il più fosco dramma shakespeariano. “Macbeth ha ucciso il sonno” sembra suggerirci di continuo per catapultarci con violenza in un viaggio infernale, terrificante, che toglie il fiato, in una dimensione continuamente onirica dalla quale il protagonista non sembra mai uscire.

Macbeth è imprigionato dai suoi fantasmi, dalle sue allucinate visioni di morte, dai rimorsi isterici che immergono lo spettatore in un girone dantesco. Nel buio pesto della scena, come due fiammelle accese durante un corto circuito, Macbeth e Lady Macbeth appaiono in primissimi piani deformanti, che ricordano alcune scene della tradizione horror del cinema nostrano. Lei è la sacerdotessa del Male, che spinge il suo uomo “ad osare di più di quello che un uomo può osare”. Non si legge quasi mai la sete di potere, c’è semmai un rapporto sadico, quasi puerile, che odora di sesso, di sangue, che spinge i due amanti a giocare con qualcosa di più grande di loro. È come se gli eventi prendessero il sopravvento sull’uomo e così il delitto efferato dei due assomiglia di più all’omicidio di Meredith Kercher che a quello del Re di Scozia.

Valentina Capone fa di Lady Macbeth una virago sensuale, che bene rappresenta l’ambizione umana. Corrado d’Elia ci restituisce un Macbeth satanico, posseduto quasi involontariamente dal Male. E il pubblico vive con lui questo incubo, dal quale riesce a liberarsi soltanto alla fine dello spettacolo, quando la luce torna a illuminare la sala. È un Macbeth ‘di genere’ questo di d’Elia, che strizza l’occhiolino al rock satanico di Marilyn Manson e al cinema horror di Dario Argento e Lamberto Bava. Uno spettacolo coerente, nel quale il regista milanese fa una scelta che porta alle estreme conseguenze. Una scelta apprezzata dal pubblico che regala nel finale alla compagnia calorosi e meritati applausi, che restituiscono il senso di un mestiere che Corrado d’Elia, con i suoi Teatri Possibili, porta avanti da anni con coraggio e passione.