In quella “stanza bianca” un omaggio alla Masina di Caterina Gramaglia

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Caterina Gramaglia vince la sezione Off del Roma Fringe Festival

di Laura Mancini

 

Tra le manifestazioni teatrali che hanno animato la stagione estiva della Capitale, segnaliamo il Roma Fringe Festival, allestito per la seconda edizione a Villa Mercede.

Tra le numerose proposte, è arrivata in finale Caterina Gramaglia, conquistando il Premio Special Off con il suo spettacolo The White Room. Già anticipata, con buon riscontro di pubblico, al Teatro Testaccio di Roma, la rappresentazione avrà libero accesso ai Fringe internazionali e sarà in scena presso altri palchi, a livello nazionale, nella prossima stagione. L’intento riuscitissimo dell’attrice ed autrice di questa performance è quello di creare uno spazio astratto – simboleggiato dalle quattro sottili pareti di velo bianco alle quali fa riferimento il titolo – che, da una parte, lasci all’artista l’impressione di un’intimità che le consenta di dar libero sfogo a quelli che lei chiama «i suoi deliri», dall’altra permetta allo spettatore, fin dal primo istante, di sentirsi attratto e coinvolto in quel microcosmo surreale che riesce facilmente a conquistare il bambino che ognuno ha dentro.

Per ricreare questo mondo «bianco», fatto di ingenua purezza e di magia, la Gramaglia non si riduce a semplice cabarettista, ma fa ricorso all’abilità canora, alla versatilità della voce, all’incredibile mimica facciale ed espressività, enfatizzate dall’uso originale del trucco, nonché alla gestualità vivace, costruendo, da vera trasformista, personaggi sempre nuovi e giocando con i dialetti, con la sonorità delle lingue straniere, talvolta senza dire nulla di preciso ma con la certezza di farsi capire da tutti, riuscendo sempre a strappare una risata.

Alle parti interpretate dal vivo si alternano brevi proiezioni e talvolta la protagonista interagisce con se stessa in video; nelle registrazioni si nota la ricercatezza estetica e la cura delle immagini, che, associate ad una sapiente scelta musicale, compongono piccole opere d’arte.
Non mancano momenti toccanti e se la musa che ispira parte dello spettacolo, come dichiara l’autrice, è Giulietta Masina, ecco che un omaggio all’attrice italiana viene presentato nel rievocare con degna sensibilità alcuni passaggi della storia di Gelsomina, personaggio che interpretò la Masina nel film che le diede notorietà a livello mondiale, La strada, diretto dal marito Federico Fellini.