Il maestro Giovanni Fava ci fa “ascoltare” i quadri

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Viaggia in tutto il mondo il colore che incastra la luce

di Nino Spirlì

 

Sali in silenzio le scale di una costruzione mai completata. In puro stile architettonico calabrese. Una di quelle case che finiscono sempre coi pilastri nudi e i tondini che sembrano ultimi capelli su un capo pelato.

 

All’ultimo piano, tra seggiole a tre gambe e mobili accatastati, si apre una porta e sei prigioniero. Dell’aria. Del colore. Di un sentore di infinito, a cui non sai dare nome, tanto sarebbe riduttivo. Cogli il segreto. Il mistero. E ti senti appagato. Ovunque tu volga lo sguardo, senti la parola uscire da ogni tela, da ogni opera.
Un fiume di parole che si rincorrono e si avvolgono come in un nastro registrato, fino a formarne una sola. Om! Amen! Amore. Forse, mamma.
Quel suono universale e radice di ogni definizione del sentimento divino dell’unione. No. Non è follia: è riconoscere la strada percorsa dall’anima per arrivare fin qui. È rasserenarsi per aver ritrovato il cammino che resta da fare per tornare all’Uno. Passa attraverso la rasserenante proposta di Giovanni Fava, l’elfo dagli occhi di ghiaccio. Che tace e fa parlare la tela. È il suo atelier. Sei suo ospite intrappolato. Felicemente recluso dall’arte.

Sao Paulo, Torino, Venezia, Parigi, Hangzhou, Shangai, Firenze, Cosenza, Taormina.
 Ha già esposto nel mondo, pur giovanissimo, ma è nella sua terra di Calabria che ritorna per connettersi con il Sé profondo. Viaggia, dunque, la «parola dipinta». Viaggia il suo suono. Viaggiano le figure nelle figure. Viaggia il colore che incastra la luce e la tiene prigioniera. Senza ansia. Senza soffocarla. Viaggi tu, attraverso i mondi. Trapassi la materia e ne cogli la voce, che riconosci come fosse tua. Miracolo dell’arte e della genialità. «È dalle prime tele che ho sentito l’esigenza di raccontare le emozioni. Col colore e la parola. – dice Giovanni Fava, sornione -; poi, il racconto l’ho sconvolto, destrutturato e aperto a più possibilità».
Ed è così che permette ad ognuno di noi di tuffarsi solitario nel mare della propria anima e risalire in compagnia di se stesso.

Prossime mète, il Mudac di Floridia (SR), e, poi, Young at Art (terza tappa di una mostra itinerante che è partita dal Maca di Acri, seconda tappa a San Demetrio Corone – paese albanese della Sila Greca – con la Biennale della Magna Grecia) a Torino, a novembre.

 

 

 

1 commento

  1. Sgarbi, ti colloco come sempre fra i dieci migliori italiani. Saresti un buon presidente. Cuando vieni a Valencia e vuoi mangiare la miglior paella sarai ospite a casa mia (collina con vista sulla cittá), cosí ti faró sentire le mie poesía in dialetto veneto .
    Ciao

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